Vi scrivo da Santiago del Cile, dove si sta svolgendo il congresso internazionale della Society for Psychotherapy Research (SPR). La società sembra in buona salute e il numero dei soci aumenta. Si tratta di una società con molti membri europei e sudamericani, in aggiunta agli studiosi dei paesi anglofoni. Si sta superando la fase –un po’ manierista- in cui il processo terapeutico sembrava ridursi al parametro troppo affettivo e poco tecnico della relazione terapeutica. Stanno emergendo ricerche che tentano di correlare i movimenti in seduta dei pazienti con gli interventi dei terapeuti, con le loro caratteristiche personali e con le tonalità emotive che emergono in seduta. Queste sofisticate analisi vanno sotto il nome di ricerche multilivello e sembrano promettenti, anche se appare evidente il rischio che una messe di informazioni troppo ampia renda la lettura dei dati difficile.
Tra gli italiani presenti, ho incontrato Omar Gelo dell’Università di Lecce e membro del Direttivo della SPR Italia, e Marco Bani della scuola cognitiva di Como.
Ho anche incontrato Mike Lambert, invitato al congresso SITCC di Milano del 2010. Naturalmente si è dimostrato felice di venire in Italia. Mentre parlo con lui, mi viene in mente che potrei chiedergli di avere dopo il congresso un incontro di discussione con noi di Studi Cognitivi sui suoi metodi di valutazione delle sedute.
Altra osservazione: mi è parso che in questo congresso la valutazione della formazione sia molto presente e che si stia tentando di mettere a punto metodologie di ricerca in grado di investigare quanto e come imparano gli allievi, e soprattutto quanto del cambiamento dei pazienti dipenda effettivamente dalla formazione ricevuta dal terapeuta. Altre domande che ho visto formulate in molte presentazioni: Esiste uno stile terapeutico specifico degli allievi? Esiste uno stile terapeutico personale? Esiste uno stile giusto per tutti i pazienti? Oppure ognuno di noi ha uno stile che si adatta (o “fitta”, scusate l’anglicismo –se Giovanni non me lo censura-) meglio con qualche paziente e con qualcun altro meno? Queste sono le domande che ci si pone in questo congresso e mi sembrano domande rilevanti a cui nessuno ancora sa rispondere, ma promettenti perché potrebbero consentirci una valutazione della formazione e della supervisione più adeguata dal punto di vista scientifico.
Un saluto dal freddo inverno di Santiago del Cile
Sandra Sassaroli