Un Blog sulla Terapia Cognitiva

Kernberg e Clarkin a Roma

In I grandi clinici on 3 Giugno 2009 at 09:39

Roma,  sabato e domenica 30 e 31 maggio 2009. Due belle giornate con Otto Kernberg e John Clarkin sulla loro terapia del disturbo borderline di personalità, chiamata Transference Focused Psychotherapy (TFP). Noi siamo stati tra gli organizzatori insieme al Terzo Centro di Roma, alla clinica Villa Margherita di Vicenza e alle Scuole APC/SPC di Roma. Erano presenti molti nostri allievi, soprattutto delle scuole di Firenze e  San Benedetto del Tronto. 400 persone hanno riempito quasi del tutto la sala dell’Angelicum. Erano presenti in aula non solo terapeuti cognitivi, ma anche psicoanalisti e psichiatri di formazione psicodinamica. Per esempio ho incontrato il prof. Cesare Maffei dell’Università San Raffaele di Milano (Maffei era tra gli organizzatori), il prof. Edgardo Caverzasi di Pavia, e Guglielmo Spiombi, psicoanalista freudiano di Roma con il quale ho lungamente condiviso lo studio tanti anni fa. Questo mi ha fatto pensare che laddove si affrontino patologie difficile, cadono gli steccati ideologici e ci si ritrova a discutere fruttuosamente tra terapeuti delle diverse scuole.

Kernberg è un personaggio puntuto e dalla mente analitica e brillante, Clarkin è un geniale sistematizzatore, entrambi specialisti di pazienti gravi. Kernberg inizia 30 anni fa il suo tentativo di applicare la psicanalisi alla cura dei disturbi borderline. E mentre la applica la continua a chiamare psicoanalisi. Kernberg della psicanalisi ha tenuto due cose fondamentali: una grandissima capacità di analisi approfondita delle parole e delle frasi del paziente e una capacità di gestione della relazione con il paziente che lascia il segno. Ciò che rimane nella testa dell’ascoltatore della conferenza e delle sedute registrate (con geniali attori che facevano i pazienti) è questo, ma di specificatamente psicoanalitico ho visto poco. Anzi il punto interessante è stato il notare quanto sia necessario mutare la teoria clinica della psicoanalisi e le procedure psicoanalitiche per essere in grado di stare, intergire e curare i pazienti gravi. Si utilizza anche il termine “psicodinamico”, ma questa dicitura mi appare così generica! Kernberg agiva come un terapista paziente, molto attento alle sfumature della relazione, ma disputando da cognitivista le cose che il paziente diceva, pensieri ed emozioni (e questo per riallacciarci con il discorso di Zoia e la bellezza della filosofia!)

Sandra Sassaroli

  1. Ero presente anch’io a Roma. E’ stata una bella esperienza davvero e condivido pienamente l’impressione riportata, con così sapienti parole, da Sandra… è verissimo di fronte al paziente grave cadono le differenze tra le scuole… a me è parso davvero che il Dr. Kernberg, in quei magnifici filmati, agisse “da cognitivista”. L’impressione finale, che ho avuto il piacere di condividere coi numerosi colleghi intervenuti dalla scuola di S.Benedetto Del Tronto, posso riassumerla in poche parole: “se solo si facesse lo sforzo di unificare il linguaggio delle varie scuole ecco che si avrebbe la possibilità di un reale confronto, senza arroccamenti filosofici di sorta, e tutto il mondo della psicoterapia ne trarrebbe enorme vantaggio. L’uniformità di linguaggio è il primo passo verso il pieno riconoscimento della psicoterapia da parte del mondo scientifico. Le separazioni, la ricerca di uno spazio elitario, il pensare d’essere diversi e, perchè no, superiori, la ricerca di un estremo individualismo danneggiano l’immagine scientifica, pragmatica e volta alla cura della persone. Confrontiamoci quindi più spesso con curiosità e apertura mentale, senza pregiudizi di sorta, condividendo linguaggio e voglia di crescere ed essere riconosciuti pienamente dal mondo scientifico. Un cordiale saluto a tutti.
    P.S.: la mia inesperienza ha fatto sì che le virgolette mi abbiano tradito rendendo il mio commento parziale ed incomprensibile… scusatemi, questa è la versione completa.